di FABIO MASSIMO IAQUONE, FRANCESCO DI GIACOMO, PAOLO SENTINELLI
regia Fabio Massimo Iaquone
produzione Fattore K.
in coproduzione con Immagini Audio srl

creazioni video Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii
musica e testi Francesco Di Giacomo e Paolo Sentinelli
arrangiamenti Paolo Sentinelli

in scena Francesco Di Giacomo, Paolo Sentinelli e Ashai Lombardo Luci Diego Labonia
fonica Maurizio Matteo D’Errico
scene e costumi Erminia Palmieri
attrezzeria Francesca Rossetti
aiuto regia Luca Attilii e Ugo Bentivegna

direttore di produzione Paolo Monaci Freguglia
organizzazione Ippolita Nigris Cosattini

anno di produzione 2014

“Cenerentola è un pretesto per riflettere, attraverso la favola di tutte le favole, sul mondo
del senso creato culturalmente.”
Differenti situazioni dove i testi, i suoni, le immagini e le canzoni ci racconteranno delle storie avvalendosi della tecnologia, come strumento complementare di comunicazione.
E’ uno spettacolo multimediale che offre spunti e ragionamenti per una riflessione
sull’indecifrabilità di questo presente ricco di “possibilità” ingannevoli che ci fanno intravedere una parvenza di riscatto a buon mercato. Queste “possibilità” come “la scarpetta” di Cenerentola, diventano le nostre protesi -inganno, sempre maggiori, sempre più diffuse. Siamo nascosti dietro di esse. Paraventi che hanno trasformato la nostra società e che fanno parte di un sistema cieco che manipola l’uomo, promettendo un sogno di comodità infinita esattamente come il principe a Cenerentola. Ma la nostra eroina esce dalla realtà/fiaba sovvertendo il suo stesso personaggio
ribellandosi ai luoghi comuni per la sopravvivenza in questa vita.
Cosa succederebbe se fossimo padroni del nostro futuro? Ci sarebbe condivisione?
Intimità? Distanza? Illusione? Arte? Dove portano le immagini e i suoni?
Mentre mi pongo queste domande desidero rispondermi con gli occhi, con i volti, il
sudore, il calore della parola e dell’intensità di Francesco Di Giacomo, presenza pungente che riempie i vuoti creati volutamente nella fiaba.
Mi piace pensare a questo spettacolo come ambientato in una camera anecoica per
ritrovarsi nella dimensione infinita e nell’assenza di riflessioni; questo per tenere lontani i condizionamenti.”

Fabio Massimo Iaquone