di e con GIORGIO BARBERIO CORSETTI
testo e regia GIORGIO BARBERIO CORSETTI
musiche ed esecuzione dal vivo GIANFRANCO TEDESCHI
assistenti alla regia FEDERICA SANTORO E FABIO CHERSTICH

Durata 60’ ca.

Una produzione FATTORE K. in collaborazione con FONDAZIONE MUSICA PER ROMA

anno di produzione 2010

Giorgio Barberio Corsetti torna in scena con un monologo scritto e interpretato da lui, che s’intreccia con le note del musicista Gianfranco Tedeschi. 
Lo spettacolo è il compendio e l’ulteriore elaborazione di anni di lavoro di Corsetti sul testo, sui modi di porgerlo al pubblico, sulla sua esperienza di artista e di uomo. 
Un dialogo tra parole e musica che diventa un viaggio attraverso la commedia umana, derisorio, comico, terribile, violento e struggente, così come ci appare la vita sulla terra ora, abbandonata, in crisi, ma nello stesso tempo piena di slanci, pulsioni, sussulti. Un viaggio tra gli esseri viventi, nella immensa ricchezza dell’umano in tempi di miseria. Corsetti come un mago illusionista crea e disfa immagini, false prospettive, piazze, strade, gente, personaggi  con cui dialogare discutere, litigare. Una cascata di invenzioni visive e sonore sulle note dolci e amare di Tedeschi.

“se fossi quel che vorrei che fossi
strappassi i pianti dai cipressi stanchi
portassi sprazzi luminosi e razzi
con luci e stracci colorati
coprissi mobili vetusti e sporchi
celassi il brutto
del giorno
con notturni inganni
con panni eleganti
consunti addosso
facessi magie
e stupide follie
come un cantante invecchiato e tinto
seduce vecchie e giovani ragazze
con toni bassi artificiosi
di una voce maschia
mentre il pubblico maschile
ride e fischia”

“lottare lottare lottare fini alla fine!
Su ogni mattone ogni gradini ogni spalto,
senza foga coscientemente presente
lasciarsi trapassare dalle spade sottili, aguzze,
detergere il sangue che cola come un velo,
una seta rossa molto elegante,
lasciare a terra piccoli laghi per le formiche,
continuare una danza rituale di annullamento,
un combattimento finalmente con nemici reali,
sono questi i grandi regali dell’età matura
che è la più violenta la più dura
è noto che il corpo in declino
non merita nessun rispetto,
che l’energia più fievole attira aggressioni
truffe e derisioni.
Ma non sono debole,
sono solo ferito
e porto sotto il cappotto
un taglio gigantesco frastagliato,
ma ben suturato,
non lascia alcuna protezione alle viscere,
il che impone un notevole sforzo
a dissimulare il dolore permanente
da trasformare in un lieve sorriso,
comune senso della vita,
vissuta con ironia infinita,
sogno illusione
percorso basso, strisciante,
impastato inutile e confortante”

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