Un progetto di Giorgio Barberio Corsetti e Gaia Saitta
Testo: Concita de Gregorio
Adattamento teatrale: Gaia Saitta
Regia: Giorgio Barberio Corsetti
Con Gaia Saitta
Scene: Giuliana Rienzi
Video: Igor Renzetti
Produzione: Associazione Fattore K. e If Human
in coproduzione con: La società cooperativa “Teatro Stabile delle Arti Medievali”, La Fondazione Odyssea, Forteresse asbl.

Dimenticare, ricordare.
Etimo, radice: mente, cuore.
Se dimentichi allontani dalla mente. Se ricordi riporti al cuore.

La storia di Irina lucidi è tristemente nota alla cronaca.
Irina è una donna alla quale un giorno vengono sottratte dal marito le due figlie gemelle di sei anni. L’uomo si uccide e le bambine non saranno mai più ritrovate.
Concita De Gregorio è una donna che trova le parole per raccontarne la storia, nel suo denso e delicato ‘Mi sa che fuori è primavera’.
Nasce da qui la versione teatrale di questa vicenda così difficile da raccontare: un episodio tragico nel senso più classicamente teatrale del termine, in cui l’eroina subisce la perdita dei figli e deve sopravvivere alla sua stessa vita di dopo senza cedere alla tentazione di sparire lei stessa.

Il dolore da solo non uccide.
C’è bisogno di essere felici per tenere testa a questo dolore inconcepibile.
C’è bisogno di paura per avere coraggio.

Il resistere di Irina è un atto di amore.
L’amore che va oltre il tempo e le miserie umane..

Ho pensato di aver amato molto e che non avrei amato mai più. Mi sbagliavo.

Adattamento.

I protagonisti di questa storia esistono o sono esistiti realmente. Trattarla in un modo classico, nella sua versione teatrale, secondo un sistema di personaggi, ci è sembrato impossibile.
Ma a guardarla da dentro, ad ascoltarla da vicino, i fatti ci sono molto più vicini di quanto si potrebbe pensare ad un primo sguardo.

Dalla possibilità di ritrovarci nella storia di Irina, pur non avendo avuto un’esperienza di vita così terribile, nasce l’idea di creare la versione teatrale della storia in diretta con il pubblico.
Rompendo la separazione tra attore e spettatore e il suo sistema di aspettative reciproche, cerchiamo la costruzione di un incontro tra persone che insieme si interroghino su questa vicenda, la condividano e partecipino in prima persona al suo racconto.

Non pretenderemo mai di raccontare la vera Irina Lucidi. Né ci ispireremo all’Irina della televisione. Abiteremo le parole dell’Irina del libro e ne creeremo una nostra, per riviverne la storia .
La Situazione Teatrale.

È il compleanno di Irina, proprio come l’inizio delle Tre Sorelle di Cechov.
Gli spettatori vengono accolti come fossero gli invitati della festa, gli amici di Irina.
Questo compleanno è particolare. Irina ha deciso di festeggiarlo chiamando tutti i suoi conoscenti, con l’intento di rimettere insieme i pezzi della sua vita.
È pronta per farlo. Ma non da sola, ha bisogno di aiuto.

Irina ha bisogno di amici che l’accompagnino in questo viaggio e che tessano con lei le maglie della sua storia, dando concretamente corpo e voce ai suoi protagonisti.

L’’attrice “in scena”, la nostra Irina, cercherà tra il pubblico i personaggi principali della vicenda.
Come nelle ricostruzioni dei fatti durante un’indagine. Come nel sistema di proiezioni delle costellazioni familiari. Come nei riti sacri o nel più semplice dei giochi di ruolo.

Irina sarà interpretata da Gaia Saitta.
Note di regia

Una attrice, Gaia. Una storia vera si trasforma in una terribile materia poetica.
Racconta la prossimità del male e la possibilità che prenda forma e vita inaspettato e atroce da una piccola crisi come tante altre. Una separazione, la fine di una relazione, un semplice atto di libertà e salute.

Questa storia è una tragedia moderna.
Gaia la racconta e la vive.
Gli altri interpreti sono il pubblico presente in sala. Tra loro, senza neanche esserne coscienti, potrebbero nascondersi i personaggi evocati in palcoscenico. Per questo il pubblico sarà interpellato, compirà delle azioni, sarà parte viva dello spettacolo.

Quando Irina conosce Matias le sembra un uomo normale, interessante, metodico, gradevole, piacente. Come è possibile sbagliarsi così? Può capitare a chiunque?
Cosa nasconde l’altro, la persona con cui si decide di dividere la vita? Quali abissi nell’essere umano che neanche lui stesso conosce?

La scomparsa delle due figlie. Il suicidio del marito.
Gli indizi, le questioni senza risposta, i corpi delle bambine mai ritrovati, il dubbio.
Medea al contrario. In questa tragedia è Giasone che fa scomparire le figlie, ma con una perfidia vendicatrice calcolata non fa ritrovare i corpi, nega alla madre il riconoscimento dei cadaveri, e quindi la ritualità e la catarsi del lutto.
La costringe ad una attesa senza fine.
È l’inferno a cui l’uomo abbandonato condanna di proposito la donna che fugge dal suo maniacale controllo.

La figura di Matias diventa sinistra e devitalizzata, un fosco automa asessuato che si fa fracassare da un’altra macchina, una locomotiva in corsa…

La possibilità di una nuova vita per Irina diventa la conquista eroica di un nuovo territorio, intatto come la Patagonia, nei cui mari dalla profondità degli abissi spuntano gli immensi corpi delle balene.

Una Italiana in Svizzera. Un ambiente ostile pieno di pregiudizi, malevolo e sordo alle richieste d’aiuto. Dal gelo regolato e dalla incapacità di empatia della Svizzera, Irina trova una nuova vita nel calore della Spagna, un uomo con grandi mani, uno studio per i cartoni animati.

Multimedialità

Trovate le persone che l’accompagnino nel racconto della storia, l’attrice le porta a sedersi in spazi destinati a diverse funzioni a seconda del personaggio che rappresentano della storia.

In scena avremo, quindi, Irina e qualche spettatore che attraverso riprese in diretta e proiezioni diventa personaggio della storia.
Uno schermo trasparente e leggero per fare apparire i fantasmi, gli incubi e i sogni.

Le immagini così raccolte, (busti, mani, volti…), andranno a popolare un’unica composizione di immagini sul palcoscenico. Le immagini degli avatar verranno combinate con segni, scritte, parole, a tracciare il mondo interiore della protagonista, a rappresentarne l’anima, il vissuto.

Il racconto non seguirà un andamento lineare, ma andremo indietro e avanti nel tempo. Ogni avatar prescelto sarà portatore di un frammento di vita specifico della protagonista.